martedì 3 giugno 2014

Per le elezioni comunali di Sassari del 25 maggio, un programma personale entro i punti di quello generale. Scrivere per seguire una linea, nel rispetto degli elettori.




Ho partecipato alle elezioni comunali di Sassari in una lista civica di centrosinistra. Molti volantini me li consegnavo io, a piedi, anche nel mio quartiere, perché volevo vedere le vie, i viottoli, ogni angolo, e parlare con le persone. E in molti pieghevoli che ho distribuito avevo scritto cosa intendevo sostenere, per non essere generico, e evitare di deludere chi mi avrebbe e ha votato (anche se poi non sono stato eletto). Per fare un esempio, se scrivevo che volevo che si rispettasse la legge sulla sicurezza nelle scuole, e volevo e voglio che il Comune vigilasse e vigili, lascio qualcosa di, appunto, scritto, e poi sarebbe stato difficile ed è difficile che io sostenga un piano di dimensionamento scolastico che non sia in linea con quanto ho divulgato. Così, se scrivevo e ho scritto che voglio che ci sia una REGOLARE manutenzione delle strade, non posso non andare in giro per la città e non segnalare le buche; e alla fine, indicando delle linee precise con scritti, spingi anche altri a farlo, e a migliorare pure la politica comunale.
Chi vota dovrebbe pretendere linee scritte da parte di tutti i candidati, e i candidati dovrebbero rispettare gli elettori dandogli dei programmi personali, oltre quelli più generali delle liste e delle coalizioni, dove almeno si indichi quanto vogliono fare, e per cui vogliono essere eletti.
 
Questo di seguito è quanto avevo riportato nel mio pieghevole (in alto nella foto). Mi auguro che in un futuro non lontano tutti richiedano linee scritte personali, non eludibili, per l'operato politico dei candidati che eleggono, come spero che ci siano competizioni elettorali in cui vengano rispettate le regole, iniziando da quelle sull'utilizzo degli spazi per la propaganda. Il primo cittadino e i suoi consiglieri devono essere i primi a dare l'esempio di cittadinanza, di rispetto delle regole, sia per venire eletti che quando eletti.
Cristian Ribichesu 


Ecco cosa sostengo …




Scuola



Personalmente, come ho fatto negli anni, sostengo una valorizzazione e difesa della scuola differente, con la vigilanza sul rispetto delle leggi sulla sicurezza nelle aule; la difesa delle scuole esistenti, davanti agli annuali piani di dimensionamento; scuole aperte anche la sera, con corsi formativi e o ricreativi o sportivi, rivolti non solo ai giovani, ma anche agli adulti.

sabato 31 maggio 2014

La storia per capire il presente, dove abitiamo e la nostra cultura. Dai comuni a Sassari.



Lo studio della storia è importante, per capire il presente, la nostra cultura e dove abitiamo. Le vicende storiche, l'ambiente, l'economia, le regole dei gruppi umani, per convivere in uno spazio comune, e gli sviluppi urbani e architettonici, si intrecciano.  Questo era un lavoro che avevo preparato sulla storia dei comuni, con una parte riguardante Sassari, la sua origine urbana, i vecchi agglomerati, le vie principali, il castello e le mura. In fondo si riportano alcune indicazioni bibliografiche sull'argomento.
Cristian Ribichesu  

venerdì 28 marzo 2014

Gli alunni delle medie di Pattada al caseificio La Concordia


Gli alunni delle medie di Pattada, con gli insegnanti, in visita al caseificio la Concordia, caseificio nato nel 1970 e avviato ai lavori nel 1979. Circa 10 milioni di litri di latte lavorato all'anno e 350 soci conferitori. Quasi il 100% del pecorino romano (buonissimo), prodotto, esportato negli Stati Uniti. Ricotte esportate in Campania e Sicilia per la produzione dei dolci tipici. Una realtà importante e una visita, dall'osservazione della raccolta nel contalitri alla pastorizzazione, e dalla cagliata alla pressatura, fino alla salatura e alla stagionatura, preparata con un lavoro di informazione, in classe, sull'allevamento ovino e sulla preparazione dei formaggi, che ha interessato molti alunni, molti che in un futuro vicino potrebbero diventare gli allevatori che conferiranno il latte alla cooperativa, o alcuni dei dipendenti che vi lavoreranno. Un ringraziamento a chi ci ha guidato e a tutti i disponibilissimi dipendenti. La scuola è anche questo. Un merito al signor Corveddu, che, negli anni Settanta, operò per la creazione del caesificio e per il buon funzionamento dello stesso, come scritto dal figlio Salvatore e dalla figlia Eleonora, attraverso la concordia:"Concordia" indicava anche, nella mente di chi lo ha pensato e proposto in quel contesto storico preciso, che si poteva costruire qualcosa di sociale e utile alla comunità tutta, in un'ottica altruistica e andando oltre le idee politiche dei singoli che hanno creato questa ancor oggi importante realtà economica, ma nel pieno rispetto delle idee di tutti, superando personalismi e individualismi ...".
 

L'urbanistica, anche in Sardegna, può ridurre le disparità fra i più e i meno benestanti. La città del ventesimo secolo e La città dei ricchi e la città dei poveri, di Bernardo Secchi ...

La città dei ricchi e la città dei poveriLa città del ventesimo secoloNe "La città del ventesimo secolo", del bravo Bernardo Secchi, che ha scritto anche "La città dei ricchi e la città dei poveri", alcuni aspetti delle città europee mi hanno colpito, come le città giardino; le descrizioni dei nuclei urbani di piccole dimensioni, distribuiti nel territorio; le case unifamiliari a schiera in quartieri satelliti, separati da corridoi verdi; e tanto altro ancora ...
Ma voglio riportare un passo, che credo significativo, soprattutto quando molti rispondono che è utopia pensare che la nostra città possa migliorare, iniziando dalla creazione di più viali alberati e sistemi di parchi giardino: "<>, scriveva Lewis Mumford riprendendo le parole di Oscar Wilde, perchè l'utopia, ben lungi dal configurarsi come previsione o evasione, impone un confronto critico con il presente e la sua storia, come nei racconti dei diversi popoli e dei loro costumi fatto da Itlodeo nell'Utopia di Thomas More, e spinge ad immaginare, come nella descrizione dell'isola felice dello stesso More, un suo possibile cambiamento. L'immaginazione non confina con il sogno o il fantastico. Immaginare è quanto fa lo scalatore di Putnam che, per superare le proprie difficoltà, immagina di percorrere vie diverse sino a che, con qualche rischio, ritiene di aver trovato quella che gli consente di superare ciò che, guardando il mondo dal sotto in su, ritiene essergli di ostacolo. L'utopia incontra sempre resistenze, inerzie ed atteggiamenti rivolti verso un passato dal quale si ha paura ad allontanarsi. Immaginare un futuro possibile è quanto fanno, in un periodo di grandi sconvolgimenti sociali e geopolitici, correndo molti rischi intellettuali, i protagonisti della politica" ... Per Sassari, prendendo l'esempio da tante altre città europee, si può fare sicuramente moltissimo, pensando l'urbanistica come strumento per ridurre le discriminazioni fra cittadini più e meno fortunati.
Migliorando l'urbanistica per tutta la cittadinanza, soprattutto per le classi meno abbienti, migliorano anche il contesto in cui si vive e le condizioni socio economiche, con maggiori opportunità di successo sociale e lavorativo. Sono importanti i viali alberati, i parchi, le piazze, le scuole, i centri ricreativi, le biblioteche, le ludoteche, un'edilizia per i meno abbienti, posteggi gratuiti, e non sempre a pagamento, luci notturne chiare e "importanti" (non giallo scuro con poca illuminazione e senso di "chiuso" o "sporco"), e collegamenti. Ne "La città dei ricchi e la città dei poveri" si spiega come, per discriminare i poveri dai ricchi, spesso le classi politiche comunali, delle città europee, abbiano ghettizzato la popolazione povera, anche accorpando stabili di case popolari, costruendoli nelle parti più esterne, senza viali alberati, e magari vicino ad arterie stradali rumorose. Indipendentemente dall'intento e dalle decisioni che hanno portato a questa localizzazione, mi sono venute in mente le case popolari di Li Punti, a Sassari, accorpate in una zona esterna del quartiere, rispetto alla parte centrale della città, senza viali alberati e con la 131 di lato (anche se ci hanno e ci stanno cotruendo attorno ...) .
Dal sito della Laterza edizioni: "Bernardo Secchi è professore emerito di Urbanistica nella Scuola di Architettura di Venezia. Ha ricevuto la laurea honoris causa dalle università di Grenoble e di Hasselt e il Grand Prix d’Urbanisme. È Senior fellow al Canadian Centre for Architecture e Chevalier de la légion d’honneur. Ha partecipato agli studi per il Piano Intercomunale di Milano e lavorato al piano regionale del Trentino. Con Paola Viganò ha vinto concorsi in Italia e in Europa. Nel 2008 è tra i dieci architetti richiesti di sviluppare idee e progetti per la ‘Grande Parigi’, nel 2010 tra i tre richiesti di sviluppare progetti per Bruxelles 2040 e nel 2012 tra i dieci richiesti di sviluppare un progetto per la ‘Grande Mosca’. È stato direttore di “Urbanistica”."

martedì 18 marzo 2014

Cosa vorrei dalla prossima politica comunale di Sassari. Uno scritto del 2010, ma valido ancora oggi.

Uno scritto del 2010, ma valido ancora oggi ...

Cosa vorrei dalla politica comunale

25 Aprile 2010

Cristian Ribichesu
Cosa vorrei dalla nuova politica comunale di Sassari.
Immagino di scrivere queste poche note ad un futuro eletto.
Da anni scrivo che serve un ricambio generazionale e un reale coinvolgimento dei giovani, nel caso anche con l’inserimento delle quote verdi, senza per questo sminuire l’importanza, esperienza, delle persone più grandi, anzi cercandone il consiglio e la collaborazione: giovani e più grandi devono essere complementari, ma come praticavano i romani, l’alternanza per periodi brevi, e pensa ai consoli,era una garanzia di onestà politica (l’importante è che, chi viene dopo, continui gli operati positivi di chi l’ha preceduto, non distrugga ciò che è stato iniziato prescindendo dalla bontà dell’opera). Io non sono un navigato politico per dare consigli, o un tecnico della politica, ma il fatto è che oggi per riportare le persone alla politica, bisogna realmente ascoltare tutti, anche il più “semplice” dei cittadini, e allora forse posso scrivere alcune considerazioni.
Per riportare le persone alla politica vanno benissimo gli incontri in piazza e l’ascolto. Ma questo non basta. Bisogna anche rapportarsi in modo semplice, pure con il linguaggio. Il politichese ha stancato, serve semplicità, coerenza, soprattutto coerenza, praticità e continuità. Condivido l’idea di un sito informatico per divulgare le notizie con più persone, oggi è essenziale per giovani e i meno giovani pratici di internet.
Ma penso anche che, per riportare tutti al voto, occorra andare a parlare con le persone, una ad una, e vedere quali sono i problemi e cosa vogliono in ambito locale. Servono più momenti di coinvolgimento, prima e dopo le elezioni.
Purtroppo uno dei problemi maggiori è legato al lavoro, ma quello non può essere risolto solo con le politiche dell’ambito locale, ma qualcosa si può fare, e la creazione di sistemi virtuosi che producano economia deve essere un traguardo per un futuro immediato.
Aggiungo solo alcune cose che vorrei come cittadino.
Vorrei più verde in città e nei quartieri periferici. La città dovrebbe riempirsi di viali alberati. Molte volte gli alberi già esistono, ma per costruire strutture pubbliche vengono “potati” in modo brutale, e muoiono dopo poco, o vengono direttamente divelti. Pensa che hanno fatto così per la scuola media di Li Punti, e avrebbero potuto recuperare, per fare splendide aiuole a costo zero, mandorli e ulivi. So che esiste un regolamento comunale che indica le piante opportune per i viali, ma se già le piante ci sono, e sono piante secolari, ulivi, perché non preservarli? Indipendentemente da questo, sono importantissimi i viali alberati, anche in zone come Li Punti, dove ci sono vie centrali progettate senza un albero, e dove d’estate il caldo è notevole (spero che al più presto, inoltre, colleghino il Parco di San Pietro con quello di Monserrato; i viali servono come sistemi d’interconnessione fra zone verdi più estese).
  Esistono zone periferiche della città dove ci sono strade che vengono ancora utilizzate come discariche. Guarda, tra Li Punti e Pian di Sorres, andando verso Li Pidriazzi, vengono buttati copertoni lungo la strada, e la stessa cosa si nota andando in alcune strade di campagna tra Serra Li Lioni e Bancali. Non sarebbe male ripulire queste zone (parlo di centinaia di copertoni di auto che aumentano nel tempo).
Si chiede da tempo la costruzione di piste ciclabili. Io ho scritto un articolo sulla possibilità di una pista da Li Punti a Porto Torres, in una strada vicinale, con l’allargamento e l’introduzione di dossi per il rallentamento (questa strada ha già il traffico molto limitato), e da lì un altro collegamento verso la pineta di Abba Currente, che dovrebbe essere valorizzata meglio, e verso lo stagno. In merito alle piste ciclabili, in Spagna usano linee ferroviarie abbandonate, o sottoutilizzate, per farne “vie verdi”, togliendo binari e traversine e aggiungendo solo terra rossa. Trasformano le vecchie case coloniche in punti di ristoro, migliorano il turismo e creano lavoro. Inoltre coinvolgerei le scolaresche per andare a pulire la pineta di Abba currente e per fare scampagnate con le famiglie qualche domenica mattina, proprio in questa pineta o nelle zone vicino allo stagno di Platamona.
Coinvolgerei più spesso le scolaresche e gli studenti universitari per organizzare eventi all’aperto, in Piazza d’Italia, ma anche allargando una zona a traffico limitato, per la domenica, pure con bancarelle degli stessi studenti, con degustazioni organizzate dagli studenti dell’Alberghiero, e con la possibilità di eventi musicali dei ragazzi del Conservatorio, del Liceo musicale e delle scuole medie ad indirizzo musicale. Magari, per incentivarli, creerei delle competizioni o dei premi in denaro.
Cercherei una soluzione per l’Hotel Turritania, proponendo lo spostamento, non la distruzione (è un lavoro che si può fare e che già si fa con altre opere di valore architettonico), del piano terra dello stesso (solo quello ha un valore architettonico, con i lavori di Mossa, mentre i piani superiori possono essere demoliti senza opposizione della sovrintendenza), anche solo spostandolo lateralmente e creando il viale, alberato, di raccordo (uno studente universitario aveva progettato un viale di collegamento diretto con Li Punti, se non sbaglio).
Proporrei maggiori politiche comunali sull’uso del fotovoltaico o comunque di case con sistemi a risparmio energetico e a “basso impatto ambientale”, emulando le case popolari (che da noi sarebbero delle villette) in voga ora in Gran Bretagna, con incentivi per i costruttori.
Diciamo che con più verde, viali alberati, piste ciclabili (da poco è morto un ciclista che ha avuto un incidente), eventi la domenica a costi ridotti, con il coinvolgimento degli studenti, e sponsorizzazioni, della città migliorata, con collegamenti appositi con gli operatori turistici stranieri, sarebbe già molto e si creerebbero anche dei posti di lavoro locali. Spero che prima o poi, inoltre, qualcuno si adoperi per mettere in sicurezza il Ponte di Rosello.
Non ti parlo della valorizzazione dell’Argentiera, della continuazione della metropolitana all’aperto, sperando al più presto nel collegamento con Porto Torres, l’aeroporto e Alghero, e della continuazione dei lavori dell’ex ospedale in Piazza Fiume, perché lo do per scontato. Spero invece che al più presto aprano il nuovo mattatoio, praticamente terminato ma ancora chiuso, e già fonte di scandalo perché solo per ripulirlo dallo sporco di animali e volatili dovranno spendere qualche decina di migliaia di euro, o forse più.
Un problema grave è lo stato di molte scuole medie e elementari, di competenza del comune, con tapparelle rotte, perdite dal soffitto quando piove, pareti sporche, ecc. Una cosa notevole sarebbe, insieme a molti genitori che già me lo hanno chiesto, andare a fare dei piccoli lavori di manutenzione o di tinteggiatura delle aule, di domenica, una sorta di volontariato della cittadinanza, un coinvolgimento delle persone, con un enorme risparmio comunale e una maggiore responsabilizzazione della cittadinanza.
Una cosa invece te la indico, se non lo hai letto, e mi sembra davvero imprescindibile, ma è la conoscenza del libro “Voglia di cambiare”, di Giannella, edito da Chiare lettere, con lo studio di vari esempi virtuosi di paesi europei, da emulare per il miglioramento della politica e società italiana. Io proporrei, anche, un esempio di coerenza, con un impegno degli eletti, fissando uno stipendio base inferiore ai soliti introiti, volto per usare la cifra restante per studi e ricerche, eventi culturali, convegni ricorrenti o acquisto di spazi per informare periodicamente la cittadinanza dell’operato politico.
Questi i miei pensieri del momento, pensieri semplici.
 http://www.democraziaoggi.it/?p=1365

sabato 15 marzo 2014

Occhio non vede, cuore non duole: il nuovo mattatoio di Sassari, opera incompiuta, e dispendiosa.


Con cattedrale nel deserto, nella Treccani, si cita la definizione di Luigi Sturzo, quella di “locuzione coniata […] per indicare grandi e costose imprese industriali (generalmente a carico dello stato) in zone considerate inadatte, ripresa poi e generalizzata, sempre con tono polemico, con riferimento a impianti industriali dislocati in aree depresse, senza un'adeguata previsione della funzionalità delle infrastrutture esistenti, e perciò sproporzionati, antieconomici, incapaci di dare avvio a un reale processo d'industrializzazione”. 
Ma con cattedrale nel deserto, più in generale, si può indicare anche la costruzione di una grande opera pubblica, costata molto ai contribuenti, e non conclusa. 

Bene, anzi male, perché anche a Sassari abbiamo un esempio simile, dato dal nuovo mattatoio, praticamente ultimato, ma mai inaugurato e aperto. E purtroppo, la ferita è vecchia e la storia di questa struttura è lunga nel tempo, da quando, almeno, 18 anni fa chiusero il vecchio mattatoio e diedero inizio all’iter per la realizzazione del nuovo (progettata nel 1998 e in costruzione dal 2002), in una zona esterna alla città, precisamente a Truncu Reale, poco dopo l’incrocio per l’ingresso nella camionale che porta verso Porto Torres, e sulla strada per Pian di Sorres. 

Più volte, poi, questa incompiuta è balzata alle cronache locali, perché dopo la prima fase di lavori, ultimati nel 2007, ma con il collaudo avvenuto solo nel 2009, non avendo posto finestre, porte, e sistemi di sicurezza, la struttura prima venne rovinata per l’invasione dei piccioni, e poi per atti vandalici e per il furto di cavi e impianti elettrici, per delle cifre superiori ai 250 mila euro, per la prima intrusione, e ai 200 mila per la seconda (così dai giornali). Fatto sta che l’amministrazione comunale di Sassari ha già investito 5 milioni di euro solo per i lavori, e la Regione, nel 2012, ne ha stanziato altri 2 milioni. 

La struttura adesso è ferma da anni, attualmente non vi sono lavori in corso; alcune porte e finestre mancano ancora, e dove mancano vi sono assi di legno; uomini della compagnia dei barracelli devono fare la vigilanza, in attesa dell’inizio dei lavori, che dovrebbero riprendere in estate (quindi dovremmo ancora avere una squadra di barracelli di sorveglianza, a spese della comunità, ad una cattedrale nel deserto); e i lavori si presume che, con questo terzo lotto, non dureranno meno di 400 giorni; mentre, in assenza di questa importante struttura per la città, “gli allevatori sono costretti a macellare le carni fuori dalla Sardegna o in strutture private, con ricadute pesanti sui prezzi dei prodotti”. 

Ora, scritto questo, alcune domande sorgono spontanee, e con amarezza, come:”Ma quanto doveva costare inizialmente la realizzazione del nuovo mattatoio? Ma a quanto potrà ammontare il danno dato dall’utilizzo di risorse per una struttura ferma da anni? Ma quanto avranno perso gli allevatori per una macellazione più onerosa?” 

Certo, il mattatoio è lontano dalla città, è lontano dal normale passaggio delle persone, e dalla vista, e un vecchio proverbio recita “Occhio non vede, cuore non duole”, ma non è detto che non pesi alle tasche dei contribuenti … Luigi Sturzo usava la definizione di cattedrale nel deserto nel 1958; oggi siamo nel 2014, e il passato sembra, tristemente, sempre presente. 

Cristian Ribichesu

 

domenica 9 febbraio 2014

Da libro "Scuola, missione incompiuta", alcune considerazioni generali e degli spunti dal contributo di Mariangela Bastico.

A novembre 2013 è uscito un bel libro che parla di scuola, "Scuola, missione incompiuta", per la Vittoria Maselli Editore, a cura di Mariangela Bastico e Giuliana Lusuardi.
Tra i punti tratti dall'introduzione, sono interessanti le considerazioni riguardanti una critica della misura, dei test, dei saggi brevi al posto dei testi lunghi, e del merito su scala, che porta alle discussioni per un decimale in più o in meno. E così si critica anche la mobilitazione massiccia per il sapere aziendalista; l'idolatria per la scuola digitale; le contraddizioni con la realtà e il sistema scolastico che  non riesce a frenare le disuguaglianze, anche per la mancanza di risorse umane, economiche e di strutture, aspetti differenti da non confondere; come è immancabile la critica per i tagli scriteriati della riforma Gelmini, la mancanza di concertazione con gli insegnanti, e una programmazione politica nazionale che ha visto sempre meno la scuola nell'ottica del bene comune.

Nell'ottimo intervento dell'onorevole Bastico, che ricorda il suo percorso professionale e politico, da insegnante a Assessore regionale per l'Istruzione in Emilia Romagna, e poi vice Ministro per l'Istruzione e senatrice con il PD, si possono riprendere

mercoledì 29 gennaio 2014

Una proposta di legge e uno scritto per l'istruzione in Sardegna, con i precari della scuola e i laureati in Scienze dell'Educazione. Due scritti del 2011 validi ancora oggi.

Questa era una bozza di legge che avevo scritto contro il precariato scolastico in Sardegna, per dare continuità educativa, didattica e professionale garantendo un accompagnamento verso il ruolo, e fornendo recupero e potenziamento nelle scuole, fin dall'inizio dell'anno scolastico. Un aspetto concreto che si potrebbe promuovere in Sardegna con il prossio Governo. Voce Istruzione. 

E di seguito delle indicazioni per il potenziamento dell'offerta formativa in orario curricolare, riducendo il numero massimo di alunni per classe, garantendo una maggiore offerta formativa con il personale scolastico precario, e assumendo laureati  in Scienze dell'educazione per le attività serali (ovviamente, oggi dico che nelle realtà in cui non esiste un potenziamento del tempo scuola al mattino, e servizi e attività ricreative extracurricolari la sera, il prolungamento del tempo scuola alla sera è un arricchimento, un'opportunità per ragazzi che vengono allontanati in molti casi da ambienti non edificanti, per avere, invece, ore in più di studio e attività ricreative, di crescita, oltre il normale tempo scolastico). Erano scritti del 2011, ma molti aspetti sono validissimi e motivo di spunto tutt'oggi per il prossimo Governo sardo, dopo il voto di febbraio 2014. 

Cliccando qui, trovate gli scritti con dati, leggi, proposte ...

martedì 21 gennaio 2014

Per il giorno della memoria ...



E' un odio antico quello scatenato contro gli ebrei, radicato nella storia europea fin dal II secolo d.C., e non solo per le difficoltà di un popolo in fuga che difficilmente s’integrava nelle diverse realtà del continente europeo, ma anche per le varie accuse ad esso rivolte.
Sottoposti a varie limitazioni, giuridiche, religiose e socio-economiche, come quella di poter svolgere solo determinate attività, gli ebrei hanno attraversato i secoli sotto il peso del pregiudizio e della persecuzione, che si arricchiva, tra l’altro, di un nuovo disprezzo, causato dalle stesse limitazioni che in un certo qual modo “specializzavano” le attività degli ebrei, anche verso il commercio e il prestito del denaro.

Dal massacro in Germania nel 1096, fino alle espulsioni spagnole del 1492 e 1496 o alle “cacce” polacche del 1648, questo popolo ha conosciuto in pieno il peso della discriminazione, della disuguaglianza umana, con le “marchiature”, distintivi gialli sulle vesti, e le segregazioni in appositi quartieri, i ghetti, delle città europee, ma non come scelta personale, quanto, invece, come imposizioni giuridiche nate in seguito alla Controriforma.

Solo con l’Illuminismo, e da questo in seguito con gli ideali di libertà e uguaglianza sociale, nati attraverso la Rivoluzione americana, prima, e quella francese, poi, si ebbe una nuova fase che vide il miglioramento delle condizioni di vita degli ebrei da una parte, ma un  nuovo accanimento, nato dall’esasperazione dei movimenti nazionalisti, con l’evoluzione e il passaggio dall’odio religioso a quello razziale: l’antisemitismo.

Antisemitismo, in Germania con la pubblicazione di numerosi libri antiebraici e in Russia con i numerosi pogrom, assalti alla popolazione ebraica in città e villaggi, culminanti in rapine, violenze e massacri; e infine con la diffusione di idee antisemite in numerose parti d’Europa, addebitanti agli ebrei l’idea di un complotto per la conquista del mondo. 

Ma il sentimento antisemita non si propagò solo nelle parti centrali e orientali del nostro continente, coinvolgendo principalmente la Germania, l’Austria-Ungheria, la Polonia e la Russia. Esso si diffuse e crebbe anche nelle aree più occidentali, e non ne fu esente la Francia, che, dopo la perdita della guerra contro la Prussia, 1870, e dopo l’esperienza “sconvolgente” del governo popolare, con la “Comune di Parigi”, 1871, andava incontro ad una crisi economica e individuava i finanzieri e i banchieri ebrei come i colpevoli di tutto ciò, balzando agli occhi della visione internazionale attraverso la scandalo del caso Dreyfus, dove questo, ufficiale ebreo dello Stato Maggiore francese, venne usato come capro espiatorio delle correnti antisemite. Inoltre, in molti casi e in molte parti del Vecchio continente le correnti antisemite celavano

venerdì 17 gennaio 2014

Lo sviluppo economico in Sardegna, per Giulio Sapelli, storico dell'economia.

Giulio Sapelli, storico dell'economia, ha analizzato la situazione sarda, evidenziando:
-la stagnazione politica e economica;
-il bisogno di maggiore istruzione e più competenze;
-la necessità di una rimozione degli ostacoli di carenza infrastrutturale reale, soprattutto sotto l'aspetto intermodale dei trasporti;
-la libertà di opinione limitata, perchè legata alla monopolizzata e ristretta libertà di stampa;
-l'importanza delle precondizioni e delle realtà produttive fatte di piccole imprese artigiane, che possono essere aiutate per una loro trasformazione in distretti industriali, facendole crescere dal punto di vista della specializzazione produttiva;
-che si debba rafforzare e ampliare la possibilità di diffondere risorse tecnico-scientifiche pubbliche e private;
-che occorre qualificare il turismo;
-creare infrastrutture tecnologiche di eccellenza che costituiscano un patrimonio fondamentale per tutta l'economia sarda;
-valorizzare il turismo della flora e della fauna, puntando su competenze continuamente riqualificate;
-puntare su programmi a lungo termine, per una crescita endogena.

sabato 11 gennaio 2014

Intervenire sulla scuola sarda ... servono attenzione, suole consumate, dialogo e poca invenzione.

Proporsi per una candidatura che debba dare un contributo sulla scuola sarda, in termini concreti, non è facile: primo, se non si conoscono i problemi di tutto il sistema, vivendolo sulla propria pelle, nelle classi (anche come insegnante non di ruolo, vedendo le varie sfaccettature presenti e vari contesti scolastici); secondo, se non si sono studiati tutti gli aspetti riguardanti la didattica, la pedagogia e la legislazione, il nostro e altri sistemi dell'Istruzione, sempre aggiornandosi, i vari aspetti riguardanti la didattica differenziata e per l'integrazione, e infine le dinamiche socio economiche e demografiche e quelle relative all'abbandono e alla dispersione, calate nel contesto isolano, fino ad oggi. I problemi della scuola sarda, per il prossimo Governo regionale, si possono risolvere solo potenziandola con vari interventi, ma che abbiano continuità e che siano realmente rispondenti ai bisogni. Ma, come scritto, gli interventi si possono adottare solo all'interno del contesto legislativo vigente, intendo quello nazionale. Ora, delle modifiche sul contesto isolano possono essere apportate con un'apposita legge scolastica regionale (si vedano altre leggi scolastiche regionali vigenti in Italia), che punti sulle specificità della Sardegna (faccio solo un esempio, ma già adesso nelle realtà locali con minoranze linguistiche, si possono avere meno alunni per classe, mantenendo le stesse classi senza doverle accorpare ... e non scordiamo il rispetto della legge sulla sicurezza ...), ma dall'altra è indispensabile un dialogo maggiore con l'Ufficio scolastico regionale e soprattutto con il Ministro all'Istruzione, per portare avanti tutti i problemi riguardanti la nostra isola e poter chiedere un intervento che abbia continuità negli anni (il Ministro ha promosso interventi per le Regioni con ritardo, regioni cui non faceva parte la Sardegna, ex obiettivo 1; ma che per i problemi riguardanti ora la disoccupazione giovanile e l'abbandono scolastico regionale, http://www.pensieriinsardegna.blogspot.it/2014/01/investire-in-istruzione-per-il-prossimo.html , dovrebbe essere presa in considerazione, diversamente, e sono sicuro che ci possano essere margini di azione e sensibilità dell'attuale Ministro). Inoltre, poi, serve una continua attenzione per recepire, promuovere e convergere, calandoli in Sardegna, tutti i progetti che possano rafforzare le linee di azione (scadevano a gennaio, per le presentazioni, progetti contro l'abbandono scolastico e finanziati dalla Fondazione con il Sud, che potevano essere presentati attraverso un lavoro coordinato di scuole ... invece cosa succede per moti progetti presenti nel panorama nazionale e internazionale, che se vengono diramati all'Ufficio scolastico regionale, questo informa le scuole, ma poi molte scuole si attivano, se lo fanno, separatamente, mentre servirebbe un gruppo di ricerca e di studio capace di recepire tali progetti, studiarli e proporli mettendo in rete le varie scuole ... questi progetti della Fondazione con il Sud, contro l'abbandono scolastico, potevano essere estesi alle scuole di ogni zona della Sardegna http://www.fondazioneconilsud.it/news/leggi/2013-10-29/bando-educazione-dei-giovani/  );  e infine, attraverso uno studio che indichi quante risorse siano a disposizione della Regione e quante possano essere impiegate per l'Istruzione, con gruppi di lavoro e portali internet per una maggiore trasparenza in merito all'uso delle risorse e alle ricadute (gli inteventi a pioggia non servono), attivare la promozione di progetti che mirino maggiormente al recupero e al potenziamento scolastico extracurricolare, alla maggiore continuità didattica del personale, anche precario*, all'istituzione di scuole serali per adulti, al collegamento maggiore con il mondo del lavoro e la vera formazione professionale, e all''Università per una maggiore collaborazione. Esistono esempi virtuosi di regioni (o province autonome!) che hanno creato un sistema scolastico più rispondente ai bisogni del territorio ...  E poi si potrebbe fare ancora altro, come snellire i passaggi fra l'assessorato regionale e quelli, rimasti, provinciali e comunali, e, soprattutto, consumare le suole delle scarpe, andando di persona a visitare tutte le realtà scolastiche, per capirne i problemi e le esigenze.

*Ma in questo caso con formule che abbiano continuità pluriennale, che ottimizzino il lavoro in considerazione, pure, degli spostamenti, e che garantiscano pari diritti con i contratti nazionali; anni fa, con l'Assessore Baire, vennero promossi progetti attraverso gli accordi Stato-Regione ... in realtà da noi si usarono parte di quelli per il potenziamento extracurricolare, serale, previsti precedentemente dalla Giunta Soru, e addirittura ridotti, intervenendo su un contesto inizialmente in disordine per il forte taglio dei docenti causato dalla Riforma Gelmini. La debolezza di quei progetti, che comunque vennero promossi per "tamponare" situazioni deficitarie, è che venivano attivati ad anno in corso, e che non sempre prevedevano normali condizioni contrattuali per i docenti precari interessati. Però una formula che, al mattino, abbia continuità pluriennale, con normali condizioni contrattuali e che possa, come con le compresenze, impostare un lavoro di potenziamento e recupero, compatibilmente con gli spazi a disposizione delle scuole, potrebbe essere certamente vantaggiosa.

lunedì 6 gennaio 2014

Investire in istruzione, per il prossimo governo sardo.



Nello studio Noi Italia del 2013, documento annuale dell’Istat, una raccolta di   indicatori riguardanti aspetti economici, sociali, demografici e ambientali dell’Italia, vengono evidenziati i risultati, purtroppo negativi, della Sardegna, con il 53,5% di popolazione, fra i 25 e i 64 anni, con bassi livelli di istruzione, seconda peggiore posizione in Italia, e il 25,1% di abbandono scolastico, indicante i giovani che dopo la licenza media non portano a termine un percorso scolastico/formativo, registrando, in questo caso, la peggiore situazione fra le regioni italiane, e addirittura fra le regioni dell’Unione.

Nel mentre, anche il tasso di disoccupazione giovanile, osservato fra le persone comprese fra i 15 e i 24 anni, è aumentato portandoci al 42,4%, dietro solo alla Sicilia e alla Campania, ma con una differenza fondamentale, che in queste regioni, rispetto ad un arco temporale di 11 anni, gli anni considerati dallo studio e compresi fra il 2000 e il 2011, la disoccupazione giovanile è calata dall’anno 2000, mentre in Sardegna si è ridotta nel periodo compreso entro il 2005, per poi aumentare nel 2010 e incrementare ulteriormente nel 2011. Così, mentre la Sicilia e la Campania hanno diminuito questo fenomeno di circa 7 e 5 punti percentuali dal 2000, in Sardegna, inversamente, è andato crescendo di 7 punti, dal 35,3 del 2000, al 42,4% di disoccupazione giovanile nel 2011.
“Detto questo”, non vi sono dubbi che all’aumentare dell’abbandono scolastico si debba collegare la crescita della disoccupazione giovanile, perché aumentando i giovani che dopo i 15 anni non portano a termine un percorso scolastico/formativo, non trovando lavoro, crescono i numeri della disoccupazione giovanile. 

Però, ritornando all’istruzione, nella nostra isola sembra si sia andati col passo del gambero: non solo gli indicatori hanno segnato una sosta, ma addirittura un arretramento, e se non si osserva quanto è accaduto nel passato, si corre il rischio di fare analisi, ma nel modo scorretto, e per questo inutile. In realtà, comparando le regioni che hanno maggiore disoccupazione giovanile, collegando i fenomeni, anche la Sardegna, insieme alla Sicilia e alla Campania, dal 2004 fino al 2011 ha ridotto l’abbandono scolastico, ma la Sicilia e la Campania lo hanno ridotto costantemente fino ad oggi, mentre la Sardegna, che nel 2004 registrava il terzo peggiore indicatore, ha avuto un andamento incostante del fenomeno, portandola oggi ad essere la prima regione italiana, superando proprio Sicilia e Campania, in peggio,  e dopo un’inversione che segnava un andamento positivo con un vero e proprio successo registrato nel 2007, indicante una riduzione dell’abbandono scolastico al 21,8%, un miglioramento di oltre 8 punti rispetto al 30,1% di abbandono del 2004, per poi peggiorare costantemente, di circa un punto percentuale all’anno, negli anni 2008, 2009, 2010 e 2011 (ultimo dato osservato dall’Istat), fino all’attuale 25,1%.

Ora, l’abbandono scolastico, purtroppo, è un fenomeno presente in situazioni differenti, da una parte nelle regioni dove vi sono più opportunità di lavoro per i giovani, e dall’altra nelle regioni, invece, in cui è maggiore il disagio socio-economico. Ovviamente l’abbandono scolastico dell’isola si cala nel contesto del disagio (basterebbe controllare i dati Istat) e non in quello delle maggiori opportunità di lavoro, però anche in altre regioni era ed è presente il disagio socio economico, e allora, nel mentre, dal 2007, anno del successo per a riduzione dell'abbandono scolastico, a oggi, cosa è cambiato nel panorama scolastico nazionale e regionale, per essere arrivati a tanto? Come tutti ben sanno, nel mentre si sono avuti i tagli della Riforma Gelmini, con, tra le tante cose, l’aumento del numero massimo di alunni per classe, il taglio di ore di lezione, la cancellazione delle ore a disposizione, l’accorpamento di molte scuole e la conseguente riduzione del personale scolastico prima impegnato. Questo, è vero, si può dire sia successo in tutta Italia, ma in merito alla nostra isola bisognerebbe osservare quanto personale, in percentuale rispetto alle medie nazionali delle riduzioni, sia stato tagliato (alcuni studi di sindacalisti regionali indicavano medie del 14% da noi contro regioni con tagli del 7%), e cosa sia cambiato, anche, come interventi regionali per l’istruzione scolastica. Quando le scuole non erano accorpate, come adesso, quando c’erano più ore di lezione, più ore a disposizione, meno alunni per classe, potendo intervenire più agevolmente sia con i lavori didattici individualizzati e personalizzati (le ore a disposizione venivano usate anche per questo, e con più risorse umane e economiche al mattino, gli interventi regionali incidevano maggiormente sull’offerta formativa extracurricolare), e quando c’erano a disposizione risorse differenti, con i progetti della giunta regionale precedente, e le maggiori risorse per questi, i risultati per un miglioramento si stavano ottenendo; e tutti sanno quanto sia faticoso e impegnativo cercare di migliorare partendo da una situazione di svantaggio, e come in tali situazioni si possano avere, con i dovuti strumenti, i miglioramenti maggiori, ma mancando questi, anche i risultati peggiori, con crescite e ricadute esponenziali. I dati registrati dall’Istat, quindi, riguardanti l’istruzione, l’abbandono scolastico e la disoccupazione giovanile, oltre ad essere osservati considerando la crisi economica mondiale e la riforma scolastica nazionale, aspetti riguardanti tutta l’Italia, devono essere osservati nello specifico in merito alle dinamiche regionali, alle differenze riscontrate nelle applicazioni fra le altre regioni italiane e la Sardegna, e negli stessi interventi regionali, in tutti gli ambiti, tra la precedente e l’attuale giunta regionale, considerando che peggioramenti, per gli indicatori osservati, anche comparandoli con con la Sicilia e la Campania, sono maggiori da noi e segnano, come scritto, un’inversione di tendenza sotto l’attuale legislatura. Ognuno, poi, può ragionare in merito, sui dati corretti e sulle politiche scolastiche adottate, nazionali e regionali, in archi temporali lunghi. Certamente le contrazioni e i tagli hanno inciso sull’andamento dell’istruzione, e se già per la Strategia di Lisbona, e ora per la Strategia Europa 2020, si  doveva ridurre il numero dei giovani che abbandonano gli studi, al 10%;  se come indicato dalla pubblicazione Bankitalia "I rendimenti dell'istruzione", investire in istruzione rende al Paese più che investire in infrastrutture (il che non vuol dire non investire in infrastrutture), per differenti ricadute positive nel sistema socio economico generale; se anche per gli studi pubblicati nel sito lavoce.info, importante sito guidato dall’economista Tito Boeri, intervenendo con riforme scolastiche occorreva farlo, ma non in modo lineare, bensì potenziando la scuola nelle regioni dove vi sono maggiori difficoltà; per la Sardegna, ora, è importante che si attuino politiche per l’istruzione, da una parte aumentando il numero dei diplomati e dei laureati (se non ci sono i diplomati non possono esserci le matricole e i futuri laureati; e si consideri che le Università sarde stanno conoscendo un calo importante degli iscritti), dall’altra creando un vero collegamento con il mondo del lavoro e della ricerca, incrementando l’alta formazione e pensando un percorso di istruzione continua per tutto l’arco della vita.  
Per la scuola regionale, sicuramente, è non è un facile spot, sono più importanti i docenti che le lavagne elettroniche, il che non vuol dire non averle … sono utilissimi strumenti, per le persone; occorre la continuità didattica e la sicurezza di un percorso di insegnamento stabile; l’importanza della valorizzazione e difesa del patrimonio culturale locale, senza precludere l’apertura a quello europeo e globale; scuole in sicurezza accoglienti e ricche di strumenti aggiornati; numeri massimi di alunni per classe inferiori a 30, ma anche 29 o 28,  puntando maggiormente, lavoro più facile in gruppi meno numerosi, nella direzione di uno scambio reciproco fra docenti e alunni, con la mediazione e la conduzione verso la scoperta, attraverso il lavoro degli insegnanti. Serve un'inversione di tendenza, e bisogna investire con risorse umane ed economiche, puntando sulle persone. Per la formazione dei giovani entro i 19 anni, i professionisti del settore ci sono, e sono gli insegnanti.
Cristian Ribichesu


giovedì 2 gennaio 2014

Cosa dovrebbe fare un politico che si occupa di istruzione, e cosa dovrebbe fare in Sardegna ...

Qualunque sia il politico che si debba occupare di istruzione, prima di tutto dovrebbe pensare alla scuola statale, base per la formazione dei nostri futuri cittadini, ma soprattutto persone, individui con una propria personalità e propri bisogni. In tal caso dovrebbe cercare di potenziarla o al meno garantire alla scuola statale tutti gli strumenti e le risorse, umane e economiche, di cui ha bisogno per assicurare un servizio migliore, aiutando maggiormente la scuola delle zone e regioni in cui vi sono importanti problemi legati all'abbandono e alla dispersione scolastica, fenomeni presenti maggiormente nelle zone in cui è alto il disagio socio economico, che poi si lega anche al disagio culturale. In ragione di ciò si dovrebbe analizzare l'andamento della scuola nello specifico, scorporando i dati delle scuole paritarie e di quelle statali (si sa, vero, che sono state le paritarie italiane ad abbassare i risultati della scuola italiana in generale, vero? Si sa no?). Detto questo, attraverso la comparazione degli andamenti scolastici, si dovrebbe valutare quanto si investe per regione (come ha fatto Salvo Intravaia, su Repubblica e nel suo libro sulla scuola, indicando come nelle realtà in cui i risultati sono migliori si investono più risorse economiche e umane per la scuola), e quali politiche scolastiche sono state adottate negli anni, analizzando il tutto attraverso una comparazione con i vari indicatori ISTAT, per osservare il disagio socio economico delle zone interessate, e infine quale dimensionamento scolastico è stato adottato in quelle zone (Io l'ho fatto). In ragione di ciò, pensando alla Sardegna, si dovrebbe valutare come con il Governo di centro sinistra

lunedì 2 dicembre 2013

Ma c'e' l'idea di un piano energetico per la Sardegna?

Ma c'e' l'idea di un piano energetico per la Sardegna? Si ha l'idea di uno sviluppo delle rinnovabili, non finanziariamente speculativo, ma complementare per arrivare piu' vicino a quella che potrebbe essere quasi un'autosufficienza energetica? Si ha in mente uno sviluppo edilizio con case a risparmio energetico? La Sardegna non era chiamata da tutti l'isola del vento? E non lo è anche per il Sole? E' possibile che non si riesca a investire, in ricerca, produzione, realizzazione di impianti per energie rinnovabili con chiarezza ed onestà di intenti, altruistici?

sabato 30 novembre 2013

Sull'edilizia scolastica, la sicurezza nelle scuole e l'istruzione in Sardegna ...

Foto: Da affiggere nelle aule e da richiedere alla nuova politica, per elementari e medie al Comune e superiori alla Provincia ...Pochi anni fa un Movimento spontaneo di docenti, genitori, e altre persone sensibili al tema, ha chiesto il rispetto della legge sulla sicurezza nelle scuole. Il centrosinistra regionale appoggiava tali richieste, insieme a quella di avere un numero massimo di alunni per classe, nella nostra Sardegna, inferiore al parametro indicato dalla Riforma Gelmini (passare dai 28/30 a non più di 25 alunni per classe, sia per questioni didattiche che per motivi legati alla vivibilità, accoglienza e sicurezza nelle aule). Ieri c'è stato un crollo d'una parte del soffitto in una scuola di Cagliari. E alcuni feriti. Gli edifici scolastici devono essere controllati continuamente, e posti in sicurezza, ma bisogna anche rispettare, per questo e appunto, le norme sulla sicurezza. Questi, la riduzione del numero massimo degli alunni per classe e la sicurezza nelle scuole, sono aspetti importanti che dovrebbero far parte dell'agenda del prossimo Governo regionale, soprattutto se Governo di centro-sinistra, e o Governo del PD. Bisogna discutere, in campagna elettorale, anche dei temi riguardanti l'istruzione nella Regione, istruzione e alta e seria formazione che devono accompagnare i cittadini in tutto l'arco della vita, misure che devono servire da volano e collegamento con il mondo economico-culturale e agro-pastorale della Sardegna.  E ciò che si promuove nella campagna elettorale non deve diventare eludibile dopo le elezioni. L'istruzione ha bisogno di sensibilità, e le persone sensibili al tema lo sono in tutti i suoi aspetti, compresa la sicurezza. Il nuovo Umanesimo europeo, italiano e sardo, di cui si parla, non può ragionare con la calcolatrice, ma deve osservare la realtà attraverso il filtro della lungimiranza.

venerdì 22 novembre 2013

In merito all'alluvione in Sardegna ...

Anni fa abitai per 10 mesi, un anno scolastico, ad Olbia. L'impressione che mi diede fu quella di una zona urbana in espansione, ma in modo confuso. Stavo in zona Bandinu, e nelle giornate di pioggia si allagavano molte strade di quel quartiere, alcune delle quali senza asfalto, con la formazione di enormi buche. Mi ricordo delle vie allagate, anche con una normale pioggia, e la necessità di fare un giro largo per arrivare all'Istituto Comprensivo. Nel 2008 ci fu l'alluvione a Capoterra, si fece analisi e si parlò delle varie colpe presenti e passate di allora, e mi ricordo che si accese un dibattito nel sito di Sardegna e Libertà, dove intervenne, indicando il piano di sicurezza regionale, lo stesso Assessore regionale su cui ricadevano le competenze. Io scrissi su Capoterra, qui il link , e feci anche delle ricerche, e poi negli anni preparai lezioni sull'argomento, anche per le scolaresche, riguardanti il dissesto idrogeologico in Italia e i casi locali. Per le ricerche sui fenomenti climatici in Sardegna controllai, pure, il sito del servizio agrometeorologico della Sardegna, vecchi articoli sulla crescita edilizia (mi ricordo un articolo di Bolzoni, che denunciava la speculazione edilizia e la crescita incontrollata) e gli studi pubblicati nello stesso sito del Comune di Capoterra, indicanti lo sviluppo urbano nel territorio del comune. E questo perchè è importante fare informazione in merito, sensibilizzare i più giovani verso un uso consapevole del territorio, ed è importante fargli sapere che il clima cambia e che, anche indipendentemente dall'inquinamento, segue cicli che non corrispondono con quelli della vita dell'uomo. Ma che, soprattutto, l'uomo deve interagire con l'ambiente nel modo corretto.

Detto questo, l'informazione, l'analisi e la critica nel caso in cui si potesse agire diversamente per evitare vittime e danni, sono doverosi. Perchè, per dire, da quanto riportato da una rappresentante dell'associazione nata in seguito all'alluvione di Capoterra, intervenuta alcuni giorni fa su Radio Rai, pare che lì, dopo cinque anni, tranne un ponte, non abbiano costruito e messo in sicurezza nulla con i soldi per le calamità. Però proprio le azioni per prevenire quelle sono essenziali, e, se poi si critica il fatto che si potesse operare diversamente in merito, è solo per evitare che si ripetano le tragedie. Per questo ora bisogna sapere tutto, perchè superata quest'emergenza non si può permettere che si arrivi ad un'altra futura, visto che, come evidenziato più volte da vari studiosi, e come scrissi tempo fa,
con il surriscaldamento della temperatura globale si sono verificati e si verificano cambiamenti climatici con effetti d’instabilità alternati tra l’intensificazione di uragani, alluvioni, l’inasprimento delle siccità e le desertificazioni in differenti regioni del mondo, e a questi si legano il dissesto idrogeologico e i danni che ne seguono . 

Così non si può dire che i fenomeni temporaleschi, almeno negli ultimi anni, sono eventi eccezionali e imprevedibili, anche in Sardegna. E così, dopo quest'alluvione, alcune domande sono d'obbligo, come:  qual e' la situazione delle infrastrutture in Sardegna? Quale quella delle strade e dei ponti? Dell'urbanizzazione e delle opere per mettere in sicurezza il territorio? Cosa avrebbe dovuto e potuto fare la Regione, insieme agli enti locali, almeno dal 2001, anno della riforma del titolo V della Costituzione? Queste sono le domande legittime che dovrebbero avere risposte veritiere, indipendentemente dalle polemiche di parte. Invece ora cosa succede? Che chi ha poteri in merito gioca allo scarica barile, per evitare di essere giudicato per e nell'esercizio delle sue funzioni, e forse, non si sa, per evitare di perdere il ruolo di amministratore. Ma sono i cittadini, che sulla base della verità, poi, devono giudicare sull'operato politico (e non sulle polemiche). Perchè solo promuovendo una buona politica si possono mettere in essere tutte quelle misure che permettono di interagire meglio col nostro ambiente, evitando, come scritto sopra, le situazioni più tragiche e tristi. Perchè oltre i danni, soprattutto, ci sono delle vittime.
Indubbiamente, per quanto accaduto, bisogna valutare l'operato della Protezione civile, ma bisogna valutare anche quanto fatto o non fatto dalla politica regionale e locale negli anni. La verità, le colpe,  certamente, stanno nel mezzo. Però mi chiedo, e me lo chiedo continuamente: ma si può costruire, per esempio, sulla riva di un fiume? Ma il Nilo, sempre per esempio, esempio che tutti leggiamo dalla scuola primaria, che abbiamo letto dalle elementari, non straripava ogni anno e da secoli ci mostra come la natura voglia i suoi spazi? E chi è che deve occuparsi dei piani paesaggistici regionali e dei piani urbanistici locali, se non i politici della Sardegna che negli anni hanno ricoperto il ruolo per farlo? E chi è che deve operare per farci avere delle strade e delle infrastrutture in sicurezza?

Dicono che un ponte costruito mille anni fa resista e abbia resistito alle acque.

Certo, il meglio non si può pretendere dal peggio. E il solo meglio che abbiamo visto in questi giorni è stato quello dei tanti volontari e di chi ha contribuito, in modi diversi, per andare incontro a chi è stato travolto da questa calamità. 

sabato 16 novembre 2013

Per la presidenza della Sardegna, e per le nuove elezioni regionali ...


Per la presidenza della Sardegna, e per le nuove elezioni regionali ... non è importante solo sapere (che poi bisognerebbe vedere chi conosce e chi no, chi si impegna, studia e ha competenze, e chi cerca solo percorsi sensazionali di consenso, per mostrare di sapere), ma anche come si mette in pratica quel che si conosce. In politica il sapere usato per interesse personale è peggio del sapere meno, ma accompagnato dalla volontà di aiutare gli altri, dall'etica dell'interesse comune. Nessuno può essere esperto di tutto, ma molti possono fare un buon lavoro con l'aiuto di tutti quelli che appartengono al gruppo, seguendo ruoli, obiettivi e un programma ben preciso (e non raffazzonato, anche se infiocchettato con una bella confezione). Per la presidenza della Sardegna servirebbe prima di tutto l'altruismo, e poi un bel gruppo di lavoro, come quello ispirato dall'apprendimento cooperativo, dove il successo di uno è anche il successo di tutti, e la buona riuscita del lavoro del gruppo è anche la buona riuscita del lavoro del singolo, e dove ognuno si sente responsabile del proprio lavoro e del lavoro collettivo, per raggiungere gli obiettivi comuni che sono anche obiettivi dell'individuo.

Sul partito dei sardi ...

Una lingua muore quando non si usa. Il successo di una lingua viene decretato dall'uso, ma, se si critica l'imposizione passata, perchè proporre un'obbligatorietà oggi? (che poi è tutto dire, perchè nella Sardegna esistevano diverse varianti linguistiche, comprese quelle più vicine al toscano per grammatica e lessico, che al sardo http://www.altravoce.net/oldsite/2007/05/30/mostro.html ) . Personalmente non credo, quindi, nell'obbligatorietà dello studio del sardo a scuola, ma preferirei lo studio della storia, dell'economia, della cultura e della politica della Sardegna, in questo modo anche con la lingua. E poi sarebbe interessante far interagire maggiormente le scolaresche con l'ambiente e le feste e tradizioni dell'isola. Così si può stimolare l'interesse e scoprire la passione, che può portare verso la lingua, e il suo studio (non so quanto l'uso vincente nelle generazioni giovani). Non credo, poi, nell'istituzione di nuovi assessorati, come ad esempio un assessorato per la lingua sarda. Se usati bene, bastano quelli che ci sono. Questi sono alcuni dei punti che non condivido nell'analisi del "Partito dei sardi". I principi generali, sull'umanesimo solidarista e l'importanza dell'unione dei sardi, con l'analisi del contesto storico e le critiche sull'operato politico nazionale e locale (anche l'operato degli stessi politici sardi negli anni), mi trovano d'accordo. Mi trovano d'accordo anche gli aspetti riguardanti una semplificazione legislativa verso la maggiore trasparenza e la creazione di testi unici (aspetto che da tempo penso dovrebbe essere applicato nel mondo della scuola), come la maggiore trasparenza, e l'uso, delle reali risorse regionali. Non concepisco, invece, una Sardegna separata dall'Italia, quanto, se fosse, un'unione federalista. E' vero che spesso la politica nazionale ha gravato sulla Sardegna, ma quanta è stata la colpa dei politici sardi? Il problema è che anche in un piccolo stato ci può essere una politica sbagliata, clientelare e egoista. Quindi, sicuramente bisogna agire sull'etica e sulla morale che devono stare alla base del sistema politico, con misure di controllo maggiore e con una visione altruistica e, non secondariamente, temporanea per la gestione della cosa pubblica. La politica degenera quando si pensa al personale e non agli altri, e spesso i meccanismi per la scelta della nuova classe politica sono viziati da percorsi "di segreterie", già avviati verso politiche poco virtuose. Il nuovo, così, è frutto di un vecchio sbagliato. Maggiore forza locale per il governo della cosa pubblica potrebbe giovare a tutti, ma con le reti clientelari e con la cattiva politica che fino ad oggi hanno spopolato in Sardegna, cosa potrebbe accadere, per dire, con la gestione locale delle assunzioni nel pubblico impiego? Questi ed altri aspetti andrebbero controllati meglio. Certamente, la pubblicazione dei vari programmi di chi si vuole candidare al Governo regionale, può servire agli elettori per un confronto, e per formulare critiche che ne possano migliorare gli orientamenti.